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Sri Chinmoy insegna che per un cercatore la via più diretta per accostarsi al Supremo è l’amore. Quando un bambino ama il padre non si preoccupa di quanto importante sia il padre agli occhi del mondo, perché, grazie al suo amore, il bambino sente solo la sua unità con il padre e con quello che il padre possiede. Questo stesso approccio applicato al Supremo permette al cercatore di sentire che il Supremo e la Sua stessa Eternità, Infinità e Immortalità sono proprietà del cercatore.
Sri Chinmoy sentiva che la filosofia dell’amore esprime il legame più profondo tra l’uomo e Dio, aspetti della stessa coscienza unificata. Nel gioco della vita l’uomo appaga se stesso nel Supremo rendendosi conto che Dio è il suo stesso Sé più elevato. Il Supremo rivela Se Stesso attraverso l’uomo, che è il Suo strumento per la trasformazione e il perfezionamento del mondo.
Sri Chinmoy non chiedeva compensi per la sua guida spirituale, né per i suoi frequenti concerti o per le meditazioni pubbliche. Egli diceva che il suo compenso era il sincero anelito interiore del cercatore. Si interessava personalmente a ciascuno dei suoi studenti e quando ne accettava uno si assumeva la piena responsabilità del suo progresso interiore. Sri Chinmoy meditava di persona con i suoi studenti varie volte alla settimana e offrì regolarmente incontri di meditazione aperti al pubblico.
Sri Chinmoy accettava studenti di ogni livello di sviluppo spirituale, dai principianti ai cercatori avanzati, e li guidava amorevolmente, interiormente ed esteriormente secondo i loro bisogni individuali.









